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EL COSMONAUTA IV

di gr304 (06/23/2009 - 19:45)

Attraverso con lo sguardo le colline fuori dal finestrino di questo ennesimo autobus. Dal Sud mi muovo e al Sud ritorno. Anche se una casa non ce l'ho, questo (Sud) è quello che ci somiglia di più...

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EL COSMONAUTA III

di gr304 (06/10/2009 - 10:50)

Quando esco da casa di Nerea son le 11 passate. Ho freddo alla testa e non son serviti a nulla gli Arehucas con Cola. L'aria fredda della notte mi è entrata dentro e mi sta dando una forte emicrania. Sono fortunato però, perché nel Potemkin l'aria condizionata non funziona e l'ambiente riscaldato dovrebbe calmare il dolore. Quando un ragazzo tira fuori la sua chitarra sto raccontando a Rino la mia settimana fatta di "luchas y resistencias", di ingiustizie che hanno un sapore amaro perché farcite da invidie e rancori. Il ragazzo dalla tipica chioma navarro-basca strimpella un flamenco pulito, ben suonato, accademico che non è facile trovare in una città dove questo tipo di suono è affidato quasi esclusivamente ai gitani che non sempre suonano per professione se non per obbligo culturale...un giovane dai capelli lunghi e ricci e dal sangue misto gitano e payo prova a improvvisare sopra le note, ha la voce forte e rauca, la sua ragazza sembra annoiata ma lui si cala nel personaggio, sogna d'esser Camaron ma dagli occhi chiari e intensi,  dimentica a volte le parole ma in generale canta bene. L'ambiente si riscalda, un giovane cameriere italiano canta anche lui e batte le mani come un vero flamenco "tiritita-tirititando de friiiio". Il ragazzo dai capelli lunghi e ricci e dal sangue misto gitano e payo batte il pugno sul bancone al ritmo della musica. Dopo un breve assolo di chitarra Rosi entra in questa competizione tutta maschile, dura, roba da uomini. Dall'altra parte del bar intanto, una coppia (sopravvissuta alla movida madrileña de los ochenta) balla aritmicamente e urla a Rosi "donde te escondias, tu?" Lui ha i capelli lunghi, radi e sparsi non omogeneamente sulla testa, lei è alta e magrissima, una maglietta nera senza maniche dei Ramones....la voce di Rosi ci gela. Rino mi guarda e io gli faccio i complimenti, come se lui avesse qualche merito a riguardo. Mi lascio affascinare dall'ambiente che si è creato, due ragazze giapponesi accennano un passo di danza flamenca e sembrano due esperte bailarinas. E' sparito il mal di testa. Ci penso solo un'oretta dopo, quando la chitarra si è fermata, la musica dal vivo si è spenta e Rosi ci racconta delle sue lunghe giornate di lavoro e dei suoi progetti per il futuro, sempre così diversi e originali, sempre raccontati come sul punto di realizzarsi...

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EL COSMONAUTA II

di gr304 (06/04/2009 - 19:40)



La tranquillità di starsene seduti nel Bar America, il vento leggerissimo e fresco, la musica di El Bicho suonata da una cassa dall'altra parte del patio e la voce di Rosi che tra una frase e l'altra canticchia qualche parola che non ricorda bene...questa è l'attualità che sento mia. Nel Bar America l'edera crea l'ombra che copre il sole caldo delle 6 di sera.
Rosi torna al lavoro e io non ho nulla da fare, sto in vacanza in fin dei conti e allora mi leggo un libro mentre cambia canzone nello stereo, il cameriere canticchia anche lui e d'averla sentita tanto la conosce a memoria, mi incuriosisco e chiedo il titolo della canzone: "el cosmonauta" dice prolungando la "a" finale.
Quando esco dal Bar ho quasi finito "piccoli equivoci senza importanza". Ho sottolineato qualche frase ma non ricordo più il contesto generale, quando leggo l'ultimo racconto ho già dimenticato il primo però ricordo che leggendolo ho pensato all'amicizia, a Vins con cui non parlo da un po' e a che quando saremo grandi ricorderemo un viaggio in montagna ai 18 anni in un paesino che ha perso la sua storia ma dove nell'aria vagano senza casa i miei ricordi come quelli di Giulia o di altre persone che ho dimenticato e che se incontrassi per strada non riconoscerei, probabilmente.
Scendendo dall'Alhambra sotto gli alberi sento solo qualche uccello cantare e poi Silenzio perché  il vento non suona. Mi fermo un secondo ma non ho più voglia di silenzio o di solitudine. Accelero e raggiungo Plaza Nueva: il rumore dei taxi e dei giocolieri mi riporta la città che sale.

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