ABBACCHIOAOSCOTTADITO
Dando vueltas por la casa en busqueda de libros perdidos pienso y encuentro en los papeles escondidos dentros de los libros ya leidos, (y no acabados) frases que pertenecen a otro yo, a mi vida en Roma, a todo lo que he sido y ya no soy...

Alla pagina del 13 ottobre in una vecchia agenda ho scritto anni fa "chiuso nel mio egoismo cosmico ci sto bene davvero/non vedere, non sentire/far finta di capire e/invece pensare ad altro..."

Sotto la polvere che nessuno soffia via si nascondono i segreti. Nel margine in basso di un libro di Cacucci che non ho mai finito di leggere ho scritto che "ricordo tutto quello che non sono riuscito a fotografare", non so cosa volessi dire e ancor meno saprei dire il senso di quella freccia che mi porta alla pagina dopo dove scrivo "pane e cioccolata, il primo bacio ritornerà..."
ROMA I



ALTRETTANTO
Llevo un par de días en mi tierra y todavía tengo unos pequeños problemas con el idioma. La vida del inmigrado conlleva varias contraindicaciones:
1. tu lengua materna no se actualiza así que sueles utilizar palabras y afirmaciones que ya no se utilizan.
2. tu lengua materna se mezcla a la nueva que utilizas a menudo pero no te das cuenta del acción.
3. tus amigos no te lo dicen pero haces muchos errores cuando hablas. Si te miran raro no es porque la ropa que llevas que no es italiana sino porque no entienden del todo lo que estas diciendo
4. si te piden de comparar los dos países hazlo. Aunque no sepas el precio de la pasta en España ya que no la comes, afirma que es más cara allí. La pizza cuesta practicamente lo mismo, pero no debería ser así. Los sueldos son mejores en España pero es mejor callarlo porque ya hay muchos italianos allí.
5. Intenta hablar en voz baja, porlomeno los primeros días, para que los errores no se noten demasiado. No utilizes palabras que sueles utilizar mucho en Castellano, probablemente no son iguales en Italiano.
Conclusión: si pensabas hablar dos idiomas te equivocabas.
p.d. Altrettanto es la traducción de Igualmente y finalmente me he acordado.
SIN RESPIRO II
Antonio mi spiega che a Melilla i muri parlano e che ognuno qui ha un suo santo in paradiso. Mi spiega che prende la macchina per muoversi ovunque ma che non è l'unico; in giro si vedono un sacco di Jeeponi 4X4, le strade sono trafficate e sono pochi quelli che vanno a piedi, anche se in verità le distanze sono corte. Mentre passeggio osservo che dai secchioni escono uomini con bottiglie da 5 litri d'acqua vuoti. Si dice che le raccolgono per portarle in Marocco. Antonio non mi spiega perché, però un muro parlante mi ha detto che ai bordi delle strade deserte del Marocco si vendono bottiglie da 5 litri piene di benzina. C'è pure un campo da golf, sta vicino al centro di residenza per immigrati. Il centro di giorno è aperto ma non tutti gli immigrati si fermano a vedere le partite di golf, perché preferiscono andare alla Plaza de España per vedere se c'è qualche macchina da lavare. Ma chi sono gli stranieri a Melilla? sono forse i marocchini che passano la vita attraversando la frontiera, oppure gli spagnoli che vivono in Africa fingendo che sia Europa? No. Gli stranieri sono tutti gli altri. Sono i ragazzi che vengono dal sud e quelli che vengono dall'est. Quelli che hanno saltato la rete anni fa (e che l'hanno vista crescere col tempo). Sono i ragazzi del Bangladesh che si siedono tutti i mercoledi nella plaza de Menendez Pelayo. Sembrano educati ma non ho il coraggio di chiedergli niente, perché quello che mi diranno in questo breve incontro lo so già, me l'hanno raccontato i muri parlanti di Melilla...
La città mi piace e mi fa sorridere e non solo a me. Sorride Isabel quando racconta delle ragazze che si danno alla vita per sopravvivere, ai ragazzi che litigano tra di loro "come facciamo noi d'altronde" e sorridiamo quando ci rendiamo conto che abbiamo amici in comune nella penisola. José invece assomiglia a De Gregori, si accende una sigaretta dopo l'altra, ci mette 30 secondi per farle ma perde il doppio del tempo per accenderle. Dicono che José è coraggioso, il più coraggioso di tutti e il suo sorriso che nasconde denti storti sotto la barba bianca mi convince. Melilla è piccola e mi sembra d'averla vista tutta in due giorni, ma non è così, non la conosco affatto, non conosco le storie che mi volgiono raccontare i tanti muri parlanti e le persone che vengono dall'est, dal sud, dal nord...Antonio mi presenta la (sua) città di notte che si è vestita bene e ha voglia di scatenarsi, la musica non è nuova e nemmeno bella ma sa a rum e cola. E' ora di tornare a Granada, è ora di prendere lo zaino e ritornare a casa.
SIN RESPIRO
Melilla è una città difficile, complicata, me lo dicono tutti qui. Quando faccio domande le risposte sono spesse interrotte perché mi spiegano che tutto è così ingarbugliato...il quartiere dove dormo assomiglia al Barrio de la Isleta di Las Palmas, le case basse e bruttine, con colori diversi, mattone e blu, strade in salita e ingorghi alle rotonde. Mi ricorda Canarias perché in fondo sto qui per lo stesso motivo e cerco di programmare il modo per restarci qualche mese per capirla un po' di più. La città nel complesso è carina, il traffico caotico ma la vita leggera. Questa è un'altra frontiera d'Europa, l'unica spagnola che ancora non avevo visitato. In queste 24 ore mi hanno dato tante informazioni: ho fotografato l'unica Plaza de Toros in Africa (così dicono), visto il mare e da lontano le montagne, visto la lunga frontiera che divide la città dal Marocco e parlato, dentro uffici con le serrande abbassate e palazzi umidi, di immigrazione e identità in bilico . Di storie se ne sentono tante e l'idea è ascoltarne di più nel tentativo di creare nuovi personaggi e nuovi progetti. Ho pensato a una squadra di calcio (a mio padre piacerà aiutarmi) o a un gruppo di teatro, però non so, sto solo all'inizio e venerdì poi, starò di nuovo in Europa, a Granada e poi a Roma per le vacanze. Avrò tempo per mettere nero su bianco alcune idee, modellare pensieri a mio piacimento e dare forma al futuro...





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