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SIN RESPIRO II

di gr304 (12/17/2009 - 13:45)

Antonio mi spiega che a Melilla i muri parlano e che ognuno qui ha un suo santo in paradiso. Mi spiega che prende la macchina per muoversi ovunque ma che non è l'unico; in giro si vedono un sacco di Jeeponi 4X4, le strade sono trafficate e sono pochi quelli che vanno a piedi, anche se in verità le distanze sono corte. Mentre passeggio osservo che dai secchioni escono uomini con bottiglie da 5 litri d'acqua vuoti. Si dice che le raccolgono per portarle in Marocco. Antonio non mi spiega perché, però un muro parlante mi ha detto che ai bordi delle strade deserte del Marocco si vendono bottiglie da 5 litri piene di benzina.  C'è pure un campo da golf, sta vicino al centro di residenza per immigrati. Il centro di giorno è aperto ma non tutti gli immigrati si fermano a vedere le partite di golf, perché preferiscono andare alla Plaza de España per vedere se c'è qualche macchina da lavare. Ma chi sono gli stranieri a Melilla? sono forse i marocchini che passano la vita attraversando la frontiera, oppure gli spagnoli che vivono in Africa fingendo che sia Europa? No. Gli stranieri sono tutti gli altri. Sono i ragazzi che vengono dal sud e quelli che vengono dall'est. Quelli che hanno saltato la rete anni fa (e che l'hanno vista crescere col tempo). Sono i ragazzi del Bangladesh che si siedono tutti i mercoledi nella plaza de Menendez Pelayo. Sembrano educati ma non ho il coraggio di chiedergli niente, perché quello che mi diranno in questo breve incontro lo so già, me l'hanno raccontato i muri parlanti di Melilla...
La città mi piace e mi fa sorridere e non solo a me. Sorride Isabel quando racconta delle ragazze che si danno alla vita per sopravvivere, ai ragazzi che litigano tra di loro "come facciamo noi d'altronde" e sorridiamo quando ci rendiamo conto che abbiamo amici in comune nella penisola. José invece assomiglia a De Gregori, si accende una sigaretta dopo l'altra, ci mette 30 secondi per farle ma perde il doppio del tempo per accenderle. Dicono che José è coraggioso, il più coraggioso di tutti e il suo sorriso che nasconde denti storti sotto la barba bianca mi convince. Melilla è piccola e mi sembra d'averla vista tutta in due giorni, ma non è così, non la conosco affatto, non conosco le storie che mi volgiono raccontare i tanti muri parlanti e le persone che vengono dall'est, dal sud, dal nord...Antonio mi presenta la (sua) città di notte che si è vestita bene e ha voglia di scatenarsi, la musica non è nuova e nemmeno bella ma sa a rum e cola. E' ora di tornare a Granada, è ora di prendere lo zaino e ritornare a casa.

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