LA CRISI
Questa pagina del mio diario è aperta da qualche giorno ma fa fatica a riempirsi di parole. La crisi sta sulla bocca di tutti ma io non riesco a decifrarla, non riesco a dare le risposte che vorrebbe Soledad alla sua crisi, ai suoi dispiaceri camuffati dietro una tela imbiancata. Chiuso nel mio egoismo cosmico non ci sto più bene. Ho bisogno di guardare vicino, respirare la crisi nei cuori amici e cercare la cura, la nostra cura. Il presente è più bello del passato ma più difficile perché non c'è quella patina fitta fatta di ricordi che oscura i dettagli, non c'è quel filtro che ci fa dimenticare quello che non vogliamo riportare in vita. Nel presente voliamo o cerchiamo di farlo, alla maniera dell'albatro di Baudelaire, ma perché mai proviamo a volare quando potremmo camminare in mezzo alla gente, essere massa nella massa per poi rifugiarci nel sogno come unica fonte di estraniamento?Non ho la risposta Soledad, anche se faccio fatica a dimenticare l'albatro e le sue ali grandi che volano libere...
Non sono riuscito ad abbracciare Asia. L'ho vista un attimo dopo un anno ma non sono riuscito a dirle nulla, non c'erano sentimenti nelle nostre lingue. Come una estranea ha preso la sua bici senza guardare dietro, senza prender fiato ha chiuso definitivamente la porta dei suoi pensieri, i suoi dubbi si sono asciugati rapidi nel vento tiepido di marzo. Mentre si allontana provo a non pensare, perché risposte non ne ho. Col mio egoismo cosmico non posso più vivere, ci diciamo addio al semaforo che divide Testaccio dall'Aventino...
Torno a Granada con la valigia piena di domande, peperoncino e parmigiano reggiano; non entra nient'altro, nemmeno la mia nuova Polaroid e i ibri in cui cercare spunti per le risposte esatte...





Last comments